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Smart working

Smart working non è portarsi il lavoro a casa. Indica una modalità dl lavoro che prescinde dal luogo di esecuzione. Si tratta di due cose profondamente diverse.

Non tutti i lavori sono possibili in smart working. Non lo sono quelli che richiedono un contatto fisico con la materia o la persona, o la presenza in un luogo specifico, e questa è un'ovvietà. Tuttavia un numero sorprendente di compiti, anche legati a questi, si risolvono in tutto o in parte in un operare sull'informazione, nel senso più ampio, e non sulla materia. E qui lo smart working è possibile.

Le condizioni per rendere il lavoro indipendente dal luogo di esecuzione:

  • Il'organizzazione (o il cliente) deve essere disponibile a valutare quantità e qualità del lavoro prodotto in base al risultato, nonché possedere le competenze per farlo (management by objectives);
  • il lavoratore deve essere disponibile ad assumersi la responsabilità del risultato della propria attività, il che significa garantire risultati, tempi, disponibilità all'interazione con altri soggetti interni ed esterni; non si deve però per questo tradurre necessariamente in vincoli di orario;
  • chi nell'organizzazione ha il compito di organizzare, coordinare, guidare e valutare il lavoro altrui deve essere preparato e concettualmente attrezzato a svolgere queste funzioni anche in assenza di vicinanza fisica e contatto diretto.

Ma soprattutto:

  • il sistema informativo dell'organizzazione, inteso come complesso di risorse hardware, software e di connettività, deve essere pensato in modo da estenderne il perimetro sul territorio fino a rendere il luogo di esecuzione del lavoro irrilevante; questo è molto diverso dal portarsi un po' di file a casa sulla chiavetta di memoria USB.
  • questo è un punto particolarmente importante: solo a queste condizioni è possibile garantire il pieno accesso alle risorse del sistema informativo dell'organizzazione mantenendo un ragionevole grado di sicurezza informatica. Il Regolamento Europeo per la Protezione dei Dati (GDPR) è particolarmente severo riguardo i rischi di accesso indebito ai dati personali e la carenza di misure di protezione, l'onere della prova dell'adozione delle quali grava sull'organizzazione;
  • di conseguenza, deve essere onere dell'organizzazione dotare il lavoratore degli strumenti necessari, in primo luogo in termini di attrezzature informatiche e connettività veloce, fissa o mobile; sia perché fornire gli strumenti di lavoro è in genere compito del datore di lavoro, sia perché solo così è possibile gestire l'infrastruttura mantenendo un ragionevole grado di efficienza e sicurezza;
  • tutto ciò non può prescindere dalla necessità che i decision makers delle organizzazioni, nel privato e nella PA, siano consapevoli dei benefici di questo modo di lavorare, impostato con una visione strategica che lo combini con l'uso di risorse in cloud e con la dematerializzazione dei documenti, e determinati nel portarlo avanti. Ma qui il discorso si farebbe lungo… In particolare diventano critici aspetti come la cultura tecnologica (che non vuol dire essere esperti, ma ascoltare e comprendere gli esperti), la propensione all'innovazione e al rischio, la cultura dell'organizzazione...

Quello che si è fatto nei mesi del COVID-19 non è smart working, se non per pochi. Portarsi il lavoro a casa per farlo alla meno peggio non è smart working. Prezioso in una situazione di emergenza, ma possibile solo per un breve periodo senza che ne nascano problemi seri. Inefficiente perché vengono meno il coordinamento nascente dalla comunicazione diretta, l'accesso in tempo reale alle informazioni e la condivisione di queste. Inefficace perché ci sono cose che proprio non si possono fare. Ingiusto nei riguardi delle famiglie, in cui ci si trova spesso a contendersi l'un con l'altro gli strumenti di studio e di lavoro, nonostante l'onere di dotarsi di questi ultimi non possa e non debba gravare sul dipendente (o collaboratore), anche per le ragioni spiegate sopra

Oggi finalmente la tecnologia è in grado di far ciò, sebbene, purtroppo, non su tutto il nostro territorio nazionale, a causa della nostra arretratezza tecnologica, frutto anche di scelte politiche sbagliate dei decenni passati, grazie alla fibra ottica e alla connettività mobile 4G/5G. Sembra che finalmente, sia pure zoppicando, ci si stia avviando ad una piena copertura nazionale (ancora qualche anno di pazienza…).
La strategia che sta emergendo è quella di portare la fibra ottica in tutte le zone a maggior densità di popolazione, e ricorrere alla connettività mobile in particolare per coprire l'ultimo tratto e raggiungere anche gli utenti più dispersi (FWA, Fixed Wireless Access). E' certamente una strategia efficace ed efficiente, e vedremo il costo delle connessioni calare nel tempo.